Roma, 5 - “L’eventuale scelta del Governo di non rinnovare gli incentivi ci trova pienamente d’accordo. Serve però una seria politica industriale per rafforzare la competitività del settore”. “Il provvedimento era all’esame, ma il principale produttore italiano, la Fiat, non sembra interessato”. Questo botta e risposta tra l’A.D. del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, e il Premier Silvio Berlusconi ha di fatto scavato un solco profondo tra il Lingotto e l’Esecutivo proprio in coincidenza con la ripresa (oggi) della vertenza sul futuro di Termini Imerese presso il Ministero dello Sviluppo Economico. A svelenire le tensioni ci ha provato stamane il Presidente Fiat, Luca di Montezemolo, a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Luiss. “Con il Governo, Fiat ha un rapporto molto chiaro e positivo di dialogo e confronto, come deve essere. Le scelte industriali, che servono a mantenere competitiva un’azienda, non possono essere disgiunte dal farci carico dei problemi delle nostre persone. Ho garantito la centralità dell’attenzione al problema del lavoro anche parlandone con il Cardinale Bertone, dopo l’appello del Pontefice. La gestione del Lingotto è focalizzata anche sull’occupazione, sul futuro dei nostri figli e del Paese”. Riguardo le dure proteste dei giorni scorsi, Montezemolo è stato chiaro. “Fiat è e rimane italiana. Da quando io sono Presidente e Marchionne è A.D, dal 2004, abbiamo investito nel mondo 25 miliardi di Euro e di questi oltre 16 miliardi in Italia. Intendiamo andare avanti per questa strada”. Un cenno poi al nodo incentivi. “Bisogna uscire da un approccio demagogico ed affrontare la realtà delle cose. Gli incentivi sono rivolti ai consumatori, non alle aziende, e in Italia sono serviti per il 70% all’acquisto di auto di società straniere”. Una frecciata, infine, al Governo e in particolare al Ministro Claudio Scajola. “Da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un Euro dallo Stato”. Autolink
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