Milano, 2 - I dati ufficiali tendono spesso ad ingannare. Bisogna saper leggere dietro le righe per capire quale sia la vera situazione del mercato italiano. Ed è il caso del bilancio di gennaio, straordinario se ci si limita ai volumi di vendita nudi e crudi (+30,22% a 206.341 vetture). Ma trattasi di un falso boom. Perché cresce la preoccupazione delle Associazioni Unrae, Anfia, Federaicpa e CSP sulla bassissima quota di ordini raccolti. Il cliente è evidentemente in attesa che il Governo esprima un parere definitivo sull’eventuale rinnovo degli incentivi. Ulteriori ritardi porterebbero il settore a crollare letteralmente a partire da marzo. La raccolta ordini di gennaio (il 10% in meno a 124 mila unità quando solitamente nel primo mese si supera quota 200 mila), se proiettata nell’intero 2010, comporterebbe una flessione di oltre il 25% sul bilancio 2009 a 1,6/1,7 milioni di veicoli. La filiera non può permettersi tale risultato. Sarebbero a rischio migliaia di posti di lavoro ed è giusto sottolineare che i sia pur scarsi ordini di gennaio sono merito esclusivo delle Case e dei concessionari che hanno lanciato campagne sostitutive degli incentivi, accollandosi oneri pesanti. Comunque, non è tutto negativo. Le immatricolazioni di gennaio, proprio perché relative in massima parte agli ordini incentivati del 2009, hanno consentito una riduzione di 11 punti delle emissioni medie ponderate di CO2, scese a 132,4 g/km. Il 30% delle vendite è rappresentato da vetture bi-fuel benzina-GPL e benzina-metano con una netta preponderanza delle consegne ai privati a danno di quelle alle aziende e al noleggio. Sempre dominante l’incidenza dei segmenti A e B. La quota del Gruppo Fiat è rimasta invariata al 32,08%, crescite superiori al 50% per Dacia, Hyundai, Peugeot, Renault, Suzuki e Toyota. Punto bestseller davanti a Panda, Fiesta, 500 e C3. Tabelle riassuntive alle pagg. 13777 e 13778. Autolink

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